sabato , 21 ottobre 2017
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Rapporto sui sistemi di gestione dell’energia in Italia

È stato recentemente pubblicato il rapporto finale di un’indagine condotta dal Cei, dal Fire e dal Cti che ha voluto indagare lo stato dell’arte della Norma Uni Cei EN Iso 50001 “Sistemi di gestione dell’energia” a 5 anni dalla sua pubblicazione e che ha preso spunto da un’iniziativa simile svolta da Fire nel dicembre 2014. Lo scopo principale del lavoro è stato quello di sondare quali sono stati i fattori che hanno contribuito maggiormente al successo dell’implementazione dei Sistemi di gestione dell’energia (Sge), quali sono state le criticità applicative e, soprattutto, quali siano stati i benefici che sono stati conseguiti. Si è voluto anche raccogliere spunti, osservazioni ed elementi utili per una possibile revisione migliorativa della norma. L’indagine è stata portata avanti su tre fronti differenti, coinvolgendo i tre attori che operano nel mercato della Uni Cei EN Iso 50001: le organizzazioni certificate, gli esperti del settore e gli organismi di certificazione. Dall’indagine emerge un quadro positivo, seppur non privo di qualche ombra. Il primo aspetto degno di nota è che il campione di organizzazioni analizzato ha investito circa 16 milioni di euro in azioni di miglioramento dell’efficienza energetica e ne ha programmati circa altrettanti nei prossimi anni; il secondo è che l’adozione di un Sge ha portato mediamente a risparmi pari al 5% della bolletta energetica, ma con una quota consistente di aziende che dichiara risparmi pari al 10%. Lo stato di attuazione della Norma Uni Cei EN Iso 50001 vede l’Italia in una posizione intermedia nello scenario europeo con un numero di siti certificati inferiore a quello di altri Paesi (Germania e Francia tra questi) ed una penetrazione percentuale rispetto alle aziende totali che ci vede arretrare ulteriormente in classifica. È comunque interessante sottolineare che il tasso di soddisfazione registrato è stato molto elevato, sia rispetto all’adozione di un Sge sia alla sua certificazione; solamente il 2% del campione è rimasto infatti deluso e non ne consiglierebbe l’adozione a terzi. Il fronte su cui ci si deve ora concentrare riguarda la platea delle Pmi che trovano ancora difficoltà ad implementare un Sge: sarebbe pertanto auspicabile immaginare un percorso semplificato o progressivo per questo importante segmento del mercato italiano, come si sta studiando e sperimentando in altri Paesi europei.

 

 

17.11.16