lunedì , 17 dicembre 2018
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2035: previsto il rimodellamento degli investimenti energetici

A partire dal 2035 la spesa mondiale in energia in rapporto al volume dell’economia è destinata a rallentare bruscamente: lo rivela l’Energy Transition Outlook di DNV GL. Lo storico cambiamento nella domanda energetica è in gran parte da ascrivere alla rapida elettrificazione e al conseguente maggiore efficienza. La decarbonizzazione del mix energetico si rifletterà nelle tendenze d’investimento, che entro il 2050 vedranno triplicare le somme investite in rinnovabili. Mentre quelli relativi alle fonti fossili si ridurranno di un terzo . Nel complesso, l’incidenza della spesa energetica sul Pil scenderà così rapidamente che entro la metà del secolo il mondo spenderà il 44% in meno rispetto a oggi. E se a partire dalla rivoluzione industriale crescita economica e utilizzo dell’energia sono cresciuti in parallelo, questa relazione è destinata a interrompersi definitivamente nel 2035, quando la domanda energetica comincerà a scendere mentre il Pil continuerà ad aumentare. In futuro i combustibili fossili continueranno a rivestire un ruolo importante, ma ridotto rispetto a oggi, e si prevede che la loro quota nel mix energetico scenderà dall’attuale 80% al 50% entro la metà del secolo, mentre l’altra metà sarà fornita dalle rinnovabili. Il gas naturale diventerà la singola fonte di energia più importante entro il 2026 e soddisferà il 25% dei bisogni energetici mondiali entro il 2050. Il petrolio raggiungerà il picco massimo nel 2023, mentre il carbone lo ha già raggiunto. Il solare fotovoltaico (16% dell’offerta energetica mondiale) e l’eolico (12%) cresceranno fino a diventare gli attori più significativi tra le fonti rinnovabili e insieme arriveranno a soddisfare la maggior parte della nuova domanda di energia elettrica. La tendenza all’elettrificazione sta già conquistando il settore automobilistico. Entro il 2027 metà delle nuove auto vendute in Europa sarà alimentata a batteria e lo stesso traguardo sarà raggiunto cinque anni più tardi in Cina, India e Nord America, traducendosi in una riduzione complessiva dal 27% al 20% nella quota di domanda energetica dovuta al settore trasporti. La minore richiesta di energia si rifletterà anche sugli investimenti, dove si prevede che la spesa complessiva scenderà al 3,1% del Pil globale rispetto al 5,5% attuale. Dato che i combustibili fossili rappresenteranno una fetta più piccola di una “torta” a sua volta ridotta, la spesa crollerà di circa un terzo, a quota 2.100 miliardi di dollari. Una riduzione compensata da una crescita tripla delle somme destinate tanto alle rinnovabili (2.400 miliardi di dollari) quanto alla rete (1.500 miliardi di dollari). Si prevede inoltre che il pianeta si riscalderà oltre il limite dei due gradi previsto dall’Accordo di Parigi, ma in compenso l’economicità della transizione energetica renderà disponibili i capitali necessari a implementare misure straordinarie per ridurre ulteriormente le emissioni carboniche: non esiste infatti una singola “arma definitiva” e per combattere il cambiamento climatico e occorrerà far crescere insieme l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (carbon capture and storage, CCS). DNV GL opera sia con il settore delle rinnovabili sia con l’Oil & Gas e il suo Energy Transition Outlook è diventato una voce imparziale di riferimento sul futuro dell’energia. Giunto alla seconda edizione, il modello è stato ulteriormente affinato e le nuove previsioni hanno rivelato una tendenza più accentuata verso l’elettrificazione (45% della domanda energetica per vettore rispetto al 40%) mentre la domanda totale di energia è prevista solo in leggera crescita (6%).

 

24.09.2018