giovedì , 3 dicembre 2020
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Althesys e Enel: elettricità e acqua contro il cambiamento climatico

Fenomeni meteorologici estremi, come i lunghi periodi di siccità estivi e le ricorrenti alluvioni, rendono sempre più evidente l’impatto del cambiamento climatico sulle risorse idriche ed energetiche nel nostro Paese. Da una gestione congiunta di energia e acqua in Italia si potrebbero ottenere 5,9 TWh annui di elettricità aggiuntiva e una disponibilità d’acqua di circa 2,8 miliardi di metri cubi in più. Il raggiungimento di questi obiettivi significherebbe ulteriori investimenti per circa 6,4 miliardi di euro, che potrebbero far parte a pieno titolo del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza in corso di definizione per accedere al Recovery Fund, del quale il 37% sarà usato per attuare il Green New Deal. Sono alcune delle principali evidenze dello studio “Energy for water sustainability. Sviluppare le sinergie elettrico-idrico per la sostenibilità”, il primo in Italia che stima i potenziali benefici che si avrebbero da una gestione congiunta delle due risorse. Condotto da Althesys con Enel Foundation, il lavoro è stato presentato nel corso di un webinar, approfondendo l’evoluzione del water-energy nexus con le criticità e le opportunità che prospetta, allo scopo di avanzare proposte per raggiungere obiettivi di sostenibilità e di sicurezza delle forniture. L’industria elettrica potrebbe offrire un forte contributo investendo nel rinnovamento dell’idroelettrico; altre rinnovabili, come eolico e solare potrebbero portare in Europa ad una riduzione dei consumi d’acqua fino a 1,6 miliardi di metri cubi, equivalenti ai consumi annui di una nazione come la Germania. Per raggiungere la supply security, lo studio suggerisce un articolato insieme di proposte di policy, tra le quali si ricordano: l’ultimazione delle opere incompiute, che contribuirebbero ad una produzione elettrica addizionale di quasi 30 GWh annui, con una disponibilità idrica aggiuntiva di circa 850 milioni di metri cubi; il rinnovamento dei grandi bacini idroelettrici; l’avvio del Piano Invasi, già finanziato con 250 milioni di euro per 30 interventi individuati nel periodo 2018-22; il ricorso agli accumuli a pompaggio; gli impianti di desalinizzazione, con investimenti in grado di fronteggiare la scarsità idrica; il riscorso alle vasche di laminazione, per evitare inondazioni anche nei centri urbani. Lo studio segnala la necessità di accelerare gli iter autorizzativi per poter cogliere queste opportunità: sono pertanto necessari percorsi facilitati con tempi certi, “fast track”, per attuare efficacemente molti degli interventi, in particolare quelli su opere esistenti, per le quali sono già state svolte in passato valutazioni di impatto ambientale e procedure autorizzative.

 

19.11.20