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Formazione: la qualità del perito industriale

FPIAE2014070714-53 – In un articolo sull’Unità di qualche mese fa, Roberto Vacca, ingegnere, scrittore, divulgatore scientifico, saggista e matematico italiano, che non ha bisogno di presentazioni per l’apprezzamento internazionale del quale gode, ha trattato di formazione. Nelle sue righe si legge che le aziende americane investono in ricerche e sviluppo molto più che da noi, ottenendo, come risultato immediato, una percentuale di disoccupati pari alla metà della nostra, anche se gli stessi industriali denunciano “un grave divario fra competenze/abilità ottenute dalle scuole superiori e quelli di cui hanno bisogno”, e sostengono che spendono molto di più di prima per addestrare il personale. Quindi anche negli Usa esiste il problema di innalzare i livelli di diplomati e laureati. Vacca sottolinea come tale aspetto di innalzamento della qualità sia di vitale importanza in virtù del fatto che il 60% dei posti di lavoro richiede oggi una formazione post diploma (prodotti, processi e strumenti professionali vengono innovati di continuo, non solo nel settore informatico). Lo rileva anche uno studio dell’Economist che ha sentito 343 dirigenti di aziende che occupano da 100 a oltre 10.000 addetti e con volume d’affari da vari milioni di dollari a oltre 10 miliardi.

 

Quando la formazione è inadeguata
Più della metà dei dirigenti intervistati ha dichiarato di considerare inadeguata la formazione dei giovani neo-assunti per quanto riguarda la capacità di risolvere problemi; pensiero critico; lavoro di squadra; comunicazione; abilità tecniche; organizzare priorità multiple; uso di strumenti matematici”, e ricorda anche che le varie aziende hanno stabilito con università e college programmi adeguati alle necessità, e pone l’accento in particolare su corsi pratici, ricordando anche l’incoraggiamento alle donne nella costruzione e manutenzione di reti elettriche. Vacca, inoltre, riferisce che alcune aziende tedesche operanti in Nord America stanno introducendo la pratica dell’apprendistato, mutuando lo standard della Germania e cioè che dopo la maturità gli studenti si iscrivano ad un corso universitario e insieme facciano gli apprendisti presso un’azienda. In Germania il 60% dei giovani trova in questo modo il primo impiego di lavoro. Seguiti solo dalla Turchia, in Italia la popolazione che ha completato l’educazione terziaria è pari al 21,7% a fronte di una media europea del 35,8%. La commissione europea ha pubblicato nello scorso anno la classifica del livello di innovazione raggiunta dai 27 paesi in funzione di 25 indicatori come lauree, ricerca scientifica, investimenti pubblici ufficiali e privati, brevetti, ecc. l’Italia si è posizionata al 15° posto dopo Estonia, Slovenia e Cipro. Gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo solo lo 0,53% del PIL, media CE 0,71, mentre quelli privati sono 0,69%, media CE 0,52.

 

Raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo
Gli imprenditori non hanno ragione di chiedere solo flessibilità negli adempimenti burocratici, ma devono raddoppiare gli investimenti di ricerca-sviluppo assumendo giovani eccellenti che inventino. Roberto Vacca conclude con l’affermazione: “lavoro e prosperità si creano studiando e inventando”. Difficile non condividere. I dati di partenza illustrano una situazione abbastanza difficile, ma non si può pensare che in una situazione italiana di economia in regressione, aziende e privati abbiano a disposizione le risorse per creare strutture che consentano un ritorno veloce alle situazioni antecrisi.Ma si deve continuare a lavorare per migliorare il livello di vita, per reggere il confronto e la concorrenza. Una soluzione è quella di ricorrere ai liberi professionisti, come succede in altre nazioni come risorsa professionale in outsorcing, e per conoscenza diretta, posso dire che i periti industriali contribuiscono non poco, perché la situazione negativa del paese non abbia a degradare maggiormente. Tale ricerca ha evidenziato che la formazione non è semplicemente un fatto di nozioni ma anche e particolarmente un fatto pratico, fatta sul campo, a contatto diretto con la realtà produttiva delle aziende. Da queste pagine non mi sono mai stancato di dire che i periti industriali hanno dalla loro quella professionalità che nasce dal “sapere, saper fare e saper far fare”, per quel fondersi fra teoria e pratica, che già esiste nel mondo della scuola. Nascono così i presupposti di una soddisfazione del cliente assicurata. Nel futuro, per garantire sviluppo e successo il diploma non basta. In sostanza è quello che da sempre fanno i periti industriali. Teoria e pratica. Parole e fatti. E stare ai fatti è una continua formazione. E’ prova di reale competenza, non per rispetto della legge, ma per esemplare impersonificazione dell’etica professionale della obbligazione di mezzi. Da anni questo sindacato con i sindacati dei lavoratori dipendenti, ha costituito e partecipa alle attività di formazione dei lavoratori dipendenti degli studi professionali e dei clienti degli studi professionali, con i fondi previsti per legge.

 

Liberi professionisti sempre più aggiornati e qualificati per la soddisfazione dell’utente
Tutti, anche i privati, devono avere la consulenza dei liberi professionisti, non solo per la salute o la difesa. Vivere con sicurezza nelle case come negli ambienti di lavoro, con il comfort e i servizi che l’attuale conoscenza tecnologia mette a disposizione, è una condizione assolutamente indispensabile del quotidiano vivere che si può avere solo con dei veri professionisti per la qualità della prestazione (teoria+pratica+formazione continua). Di conseguenza è giustificato il compenso richiesto dal professionista perito industriale, che per mantenere il livello della preparazione che soddisfa il cliente, deve impiegare risorse di formazione che magari altre strutture più orientate alla obbligazione di risultato non utilizzano. FEDERPERITI INDUSTRIALI è presente in tutte le lodevoli iniziative di chi organizza momenti di formazione dei liberi professionisti, e degli studenti come introduzione al mondo del lavoro. Sono la migliore dimostrazione della vitalità ma sopratutto del senso di responsabilità di una categoria.