sabato , 2 Luglio 2022
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Il merito per competere (non il genere)

FPIAE201403Gatto-foto grandeNelle ultime settimane tutti noi anche involontariamente in occasione del dibattito parlamentare sulla riforma elettorale, abbiamo sentito parlare della parità di genere. Se l’emendamento fosse passato avrebbe imposto per legge la formazione di liste composte paritariamente da donne e uomini. Ma a ben riflettere la battaglia era per la parità numerica di posti in Parlamento, e non si è ben capito come questo disposto sarebbe andato d’accordo con i risultati delle elezioni primarie che si fondano sul gradimento degli elettori. Con l’approvazione di quanto proposto l’Italia sarebbe stata l’unica nazione al mondo a scegliere per legge i propri rappresentanti e non secondo il merito o il gradimento, e paradossalmente, volendo pensarci, questa non era proprio una battaglia per la parità di genere, ma un appellarsi al “potere perché concedesse per grazia” di appartenere ad una specifica categoria.

Non è solo il titolo che fa la differenza…
In tutti i campi, ed anche in quello delle libere professioni tecniche (al quale appartengono i periti industriali liberi professionisti), assistiamo molto spesso a dichiarazioni e scelte che tengono in primaria posizione il possesso di un titolo considerato più alto, ed in forza del quale ci si arroga il diritto di dire o fare cose che talvolta non si rivelano proprio azzeccate. Nel prestigioso ma competivivo per eccellenza mondo della Formula 1, avere i titoli come hanno molte scuderie, non vuol dire avere garantita la vittoria, vuole solo dire che puoi partecipare alle gare se ti qualifichi. Vuol dire in sostanza mettersi in discussione, competere con tutte le altre scuderie su uno stesso circuito, con le stesse regole, con gli stessi carburanti, e conquistare in funzione delle proprie capacità. In un mondo come quello di oggi dove l’innovazione non chiede permessi a niente e a nessuno, e travolge chi è immobile, arroccarsi a più o meno titolati blasoni può risultare non gratificante anche nel breve periodo. Il possesso dei requisiti di legge che deve avere ogni libero professionista per esercitare una attività, sono le condizioni minime per poter accedere alla competizione, per dirlo in termini automobilistici, per poter accedere alla start line della competizione. Nel caso specifico gli esercenti la libera professione che svolgono una funzione sociale per cittadini ed aziende, lo fanno in attività organizzate per la produzione di servizi, per l’esecuzione di prestazione di fare. Per questa ragione anche il comportamento del libero professionista, dettato da codici etici, non può essere dettato da un comportamento determinato dalla consequenzialità, che definisce la bontà delle azioni in funzione dei loro scopi. Il libero professionista è tenuto ad usare i mezzi giusti per ottenere il giusto risultato. E’ quindi la correttezza del comportamento e non l’esperienza soggettiva a determinare la logica deontologica. Solo questa logica che può determinare la adeguatezza o meno di una azione fatta da un libero professionista, ricalcando il noto comportamento del soldato free lance, che metteva a disposizione i suoi servizi a chiunque lo pagava. Nel campo tecnico che interessa i periti industriali liberi professionisti, queste componenti di qualità-doveri sono essenziali, e sono un unico organico del sapere tecnico e del saper fare tecnico.

Una tradizione che si fonda sempre più sul merito
Saper guidare un’auto è un’opera più da collaudatore che da progettista. Ma se il collaudatore è anche un progettista capace, come la storia ci ricorda in troppi casi, il risultato è sicuramente più gratificante per le maggiori doti teoriche e pratiche dell’operatore impegnato nel servizio di collaudo. E questo oggi è ancora particolarmente più vero in un mondo fatto sempre più di offerta, di prodotti sempre più performanti in tutti i campi, dall’edilizia alla meccanica, dalla elettrotecnica all’informatica, alle telecomunicazioni. In questo mondo in continua evoluzione è necessario saper scegliere con preparazione e professionalità, con quella libertà che la libera professione impone per legge. La prestazione professionale si trasforma così in una prestazione valutata per la qualità che è stata percepita, perché di un servizio professionale non si può mai misurare la qualità in se stessa, ma eventualmente solo la mancanza della qualità intesa come incapacità di soddisfare esigenze espresse o implicite. Perché l’attività libero professionale sia all’altezza delle esemplari tradizioni italiane, (ne sono un’evidente dimostrazione, per esempio i manufatti romani o quelli rinascimentali posti in ogni angolo della nazione) deve ricalcare questo comportamento che si fonda sul merito, per professionalità acquisita per conoscenza teorica e pratica.

La capacità di saper fare farà sempre la differenza
Solo in questo modo, che non ha bisogno di dimostrazioni, avremo singolarmente e collettivamente un gratificante futuro, perché tutti noi cerchiamo il meglio, la tecnologia più affidabile per le nostre esigenze. Non ci stancheremo mai di ripetere da queste pagine che i periti industriali per la loro formazione, per la loro attività “sanno, sanno fare e sanno far fare”. La capacità di saper fare farà sempre la differenza, farà il merito, e sarà sempre riconosciuta ed apprezzata in coloro che ottengono il risultato indipendentemente dalle etichette più o meno prestigiose indossate. Non sarà mai la marca dell’abbigliamento dell’atleta a farlo distinguere con onore nella competizione o a fargliela vincere, ma saranno il bagaglio delle fatiche fatte, delle umiliazioni gratuite sopportate, dell’isolamento del sapere e della tolleranza verso il conformista. Proclami e teorie sono nel gioco dei dilettanti nelle belle giornate, ma solo i liberi professionisti capaci di fare “per merito”: giocano per vincere durante le tempeste.

 

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