mercoledì , 6 Luglio 2022
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Impariamo dagli elettrauto

immagine-grandeLa Legge 11dicembre 2012, n.224, che apporta importanti modifiche all’attività di autoriparazione, è ben più efficace e lungimirante di quanto non sia stato l’incompleto decreto n.38/2008 che ha sostituito la legge n.46/90

Legge lungimirante
Inizio precisando che in virtù della su citata legge non è più possibile iscrivere un’impresa per la sola attività di meccanica o per quella di elettrauto; per cui chi intende avviare una nuova attività dovrà chiedere la lettera a) della riformata L. 122/92, che identifica la nuova professione di “meccatronico”. Mentre chi già opera deve unificare le due attività professionali convergendo in questa. Il richiamarlo in questo articolo discende dal fatto che tale categoria di operatori è stata coinvolta dall’automazione dei veicoli così come lo sono gli installatori elettrici da parte dell’ automazione della casa. Solo che mentre gli elettrauto hanno saputo legiferare con lungimiranza, lo stesso non è avvenuto per gli elettricisti. Inoltre per i primi tutto questo non è stato un fulmine a ciel sereno poiché essi si sono, nel frattempo, debitamente formati. A dimostrarlo sono i tanti attestati di frequenza dei relativi corsi che fanno bella mostra all’ interno delle loro officine. Mentre altrettanto non accade per la stragrande maggioranza degli elettricisti.

Parallelo auto casa
Circa, poi, il collegamento tra le due attività va rilevato che in articoli che trattano di domotica vi è spesso un parallelo tra l’auto e l’abitazione. Altrettanto avviene nella pubblicità televisiva. L’ultima in ordine di tempo inverte addirittura i termini della questione rappresentando come normali una casa altamente automatizzata ed un auto fortemente inquinante, volendo esaltare la valenza ecologica del suo ultimo modello. Ma anche nei convegni accade frequentemente che i relatori , per introdurre la domotica, partano proprio dall’ automobile e più specificatamente dal suo livello di automazione. In un mio articolo di alcuni anni fa entrai più nel merito attribuendo ai rispettivi costruttori l’effettivo potere decisionale di come realizzare le auto e le abitazioni. Ridimensionando quello dei progettisti edili, in particolare architetti, che se da un lato molto spesso pontificano su come dovrebbero essere le case, dall’altro fanno pedissequamente quello che gli impongono i loro datori di lavoro. Ed a farne le spese sono sempre gli impianti. In particolare quelli elettrici tradizionali. Per fortuna, ora, ci sono i livelli minimi, altrimenti avremmo le solite quattro prese e tante ciabatte e prolunghe per sopperirne l’ insufficienza. Dubito, invece, che lo stesso avvenga con l’impianto domotico, quant’anche anch’esso sia indicato al gradino più alto dei livelli. Comunque se ciò accadesse non troveremmo in alcun modo preparata la stragrande maggioranza degli installatori elettrici. Al riguardo sarebbe stato fondamentale che il decreto n. 37 del 2008 avesse posto le basi legislative a sostegno della diffusione della domotica. A fronte di ciò probabilmente gli installatori avrebbero frequentato i vari corsi – organizzati dalle aziende produttrici e da altri organismi – ponendo le basi affinché, a similitudine degli elettrauto, si potesse pensare, oggi, ad un provvedimento legislativo che ufficializzasse la figura dell’installatore operante nella Home ed Building Automation. In tal modo chi avesse avuto l’intenzione di fare il salto di qualità lo avrebbe fatto.

Non è il senno di poi
Chi mi legge potrebbe interpretare queste considerazione come dettate dal senno di poi. Invece non è così. Già all’epoca della lunga e travagliata gestazione del decreto n. 37 ho cercato in tutti i modi di orientare in tal senso questo decreto. A dire il vero, avendo avuto nel 2002 dalla Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo l’incarico della revisione della legge n. 46/90, tutto questo lo avevo previsto nella mia proposta. Purtroppo venni oltre modo boicottato dentro il Ministero; ma anche fuori da chi avrebbe dovuto tutelare le figure professionali interessate. Per cui il nuovo testo di legge restò nel cassetto del Direttore. Successivamente cercai invano di far recepire nel suddetto decreto alcuni punti attinenti alla domotica ed al cablaggio strutturato. Ma fu tutto vano. Peraltro si veniva da un periodo caotico dal punto di vista legislativo. Come è attestato nel fascicolo di cui riporto la copertina e che è scaricabile dal rinnovato sito di Attualità Elettrotecnica, a cui seguirà un altro, scaricabile in pdf, che ha la stessa copertina pur modificata stante la presenza di un noto ministro dell’epoca e con aggiunto l’ulteriore sottotitolo: Ballarò una sola estate!?.

Responsabile tecnico
Inoltre, leggendo la legge 224 si constatano forti analogie con quanto previsto dal decreto n. 37 circa la figura del responsabile tecnico. Stante l’importanza di questo ruolo non entro qui nel merito, rimandando l’approfondimento a successivi articoli in cui affronterò la formazione professionale delle figure di cultura elettrica in rapporto al diffondersi dell’automazione. Termino invece invitando i lettori ad andare su You Tube per vedere il filmato intitolato: Il lavoro dell’elettrauto – gli artigiani incontrano gli studenti dell’IPSIA di che è oltremodo significativo. Infatti, mentre all’inizio si illustra la parte innovativa della professione – resa possibile dalla formazione professionale dimostrata dagli attestati posti sulle pareti dell’officina – successivamente si evidenzia come siano essenziali anche le conoscenze elettromeccaniche, poiché una volta assodato che è l’alternatore a non funzionare, l’operatore si avvale delle sue competenze tradizionali per ripararlo. A dimostrazione – come più volte da me asserito – che l’innovazione tecnologica integra, facendoli evolvere, i saperi fondamentali ma non li sostituisce in alcun modo. Ma di questo parleremo diffusamente sui preannunciati articoli relativi alla formazione delle figure elettriche.

 

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