martedì , 7 Febbraio 2023
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Professionisti tecnici, certezza per il futuro

0814-57 – Ancora una volta alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive, non abbiamo ancora capito, almeno noi non l’abbiamo capito, se in Italia la crisi sia finita, o se sia vicina alla fine o se durerà molto a lungo

FPIAE10vignettaQualche dichiarazione e alcuni dati presentati ci fanno sperare che se non siamo fuori siamo in dirittura di arrivo, ma nello stesso tempo altre notizie ci fanno ripiombare nelle quotidiane incertezze e difficoltà, che troppo spesso sembrano umiliazioni per chi ha ben lavorato e creduto nel prossimo, sopratutto in quello delle istituzioni e delle grandi organizzazioni. La ripresa dell’economia, non solo a nostro avviso, non è certamente dietro l’angolo, ma sarà solo la conseguenza di tutta una serie di elementi e di circostanze che potranno ridare alla nazione Italia quello spazio che ha sempre avuto, ma soprattutto ridare agli italiani quella serenità di vita che tutti ricerchiamo e che tutti abbiamo diritto ad avere. Per continuare questa disamina, vogliamo prendere spunto da un articolo pubblicato da Romano Prodi sul Messaggero del 22 giugno 2014 dal titolo “Riavviare l’industria in 8 mosse”. Certamente Romano Prodi è una persona che per i suoi trascorsi è a conoscenza della situazione politica ed economica sia nazionale che europea e mondiale, per la molteplicità e per la importanza degli incarichi rivestiti durante la sua attività. Non si può neanche dimenticare che lo stesso fa da sempre il docente universitario nel settore dell’economia, e che pertanto dispone di informazioni che non si possono definire o considerare secondarie. L’economia è da sempre importante e condizionante nella vita di tutte le persone, ed è seconda soltanto all’interesse che si devi avere alla salute individuale. Nell’articolo predetto ci sembra si faccia una rigorosa, ma molto tecnica e condivisibile analisi, che rende più autorevole ma anche accattivante il disaminare la situazione. I contenuti e alcune proposte, non possono essere ignorate, ed a nostro parere devono essere accolte più che con attenzione, con interesse dal mondo della libera professione, e particolarmente della libera professione tecnica come quella dei periti industriali.

 

Ecco le 8 mosse
Le 8 mosse toccano i problemi del credito, della sparizione in Italia delle imprese manifatturiere di grandi dimensioni, della constatazione della connotazione di prevalente carattere familiare delle nostre imprese, della necessità di rivedere alcune leggi che non penalizzino l’imprenditoria che ha avuto oggettive difficoltà. Anche la necessità di favorire la presenza delle aziende multinazionali, o l’imperativo di scegliere e difendere settori e traiettorie tecnologiche interessanti della nuova politica industriale europea, assieme ad una politica energetica di attualità nel contesto internazionale, trovano spazio negli argomenti toccati dal nostro ex primo ministro. Ma l’ottava, conclusiva mossa, come un incassare quanto guadagnato dopo una gratificante sessione al tavolo di gioco, è identificata nelle risorse umane. Non poco soddisfa noi ed anche certamente Voi lettori leggere al secondo capoverso del predetto articolo che il nostro ex Presidente della Comunità Europea: “…il merito del nostro passato successo industriale è senz’altro merito dei periti, degli ingegneri e degli operai specializzati. In ogni provincia italiana, della maggioranza degli imprenditori uscita dal locale Istituto tecnico”. E come sempre i fatti hanno la testa dura e fanno giustizia di molte inesattezze, teorie o teoremi indimostrabili, ma soprattutto di bugie e di basse convenienze.

 

L’emarginazione subita dalla scuola “tecnica”
Nel prosieguo dell’articolo, il nostro politico segnala come sia stata progressivamente emarginata la scuola tecnica, facendogli perdere la centralità sociale, considerandola una seconda scelta riservata più ai figli degli emigranti, “…gli studenti delle facoltà tecniche, a cominciare dagli ingegneri, sono nettamente insufficienti rispetto alle necessità”. Non può che farci piacere che si riconosca, non per una facile generalizzazione, ma per fatti oggettivi che quanto vado dicendo da queste pagine da anni, è dimostrato dai fatti, ed anche gli economisti più autorevoli si convertono a riaffermare che alla fine sono le risorse umane, e non le ideologie o i teoremi che sanno affrontare e risolvere i problemi. Da queste pagine abbiamo sempre sostenuto che il perito industriale, per la preparazione avuta, è sicuramente uno che “sa, sa fare e sa far fare”, ed è certamente fra i professionisti al servizio di imprese e i singoli cittadini, fra quelli più preparati e più capaci di affrontare e conoscere le situazioni. In un mondo che sta sempre più andando verso la globalizzazione, in un confronto continuo senza scampo per i non preparati, la necessità di rivolgersi ad un libero professionista che sappia veramente il fatto suo, diviene una necessità. Il portatore del sapere del mondo tecnico è colui che non solo sa raccontare convincenti teorie o fantasiosi teoremi, ma colui che ci serve e ci soddisfa ogni giorno.

 

Istituti tecnici: la fucina degli imprenditori
Il ministero dell’istruzione ha comunicato come fra i 530.000 iscritti al primo anno delle scuole superiori per il 2014-2015, praticamente la metà ha scelto gli istituti tecnici e professionali, e poco meno di 98.000 si sono iscritti soltanto al settore tecnologico. I dati suddetti segnalano la diminuzione degli iscritti ai licei e una crescita negli istituti tecnici e negli istituti professionali. Questa tendenza è presente in tutte le regioni, e presenta una leggera flessione nei settori delle costruzioni-ambiente-territorio e nell’amministrazione-finanza-marketing. Ciò dimostra come la popolazione orienti le proprie scelte in funzione delle condizioni e prospettive di vita. In particolare il settore tecnologico pur con la flessione nel campo dell’edilizia, mantiene la percentuale del 18,5% di tutti gli iscritti al primo anno della scuola secondaria di secondo grado statali e delle paritarie. Quanto sopra conferma ancora che la scuola, che gli istituti tecnici locali sono stati e saranno la fucina degli imprenditori, dei quadri e della dirigenza dell’industria italiana.
A queste persone, che hanno sostituito con il proprio, quanto negato dal credito, che hanno giocato, vincendo, la propria faccia per sostenere il manifatturiero e interagire con le multinazionali, sarà ancora demandato il confronto con le sfide del terzo millennio. Così come era stata affidata la rinascita nell’ultimo dopoguerra. In prima persona ai liberi professionisti tecnici verrà conferito il ruolo di attore principale dell’economia e di formatori delle nuove leve, come i periti industriali che lo hanno fatto ed hanno avuto l’ennesimo autorevole riconoscimento.